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Il capnode delle drupacee. Conoscerlo per controllarlo

Il capnode, Capnodis tenebrionis (L.), detto anche buprestide nero delle rosacee, è un insetto ormai diffusamente presente nell’area metapontina, dove si concentra la coltivazione delle drupacee. Le infestazioni, solitamente, sono cicliche e si aggravano dopo estati particolarmente calde e siccitose, come quelle degli ultimi anni. Il capnode vive prevalentemente a spese delle drupacee (Prunus spp.), con una maggiore predilezione per l’albicocco, il che spiega le maggiori infestazioni riscontrate in agro di Rotondella e Nova Siri, dove si concentra la tradizionale coltivazione dell’albicocco. La presenza in campo degli adulti si rileva a partire da aprile e si manifesta con la comparsa di erosioni corticali su germogli, rami e branchette nonché con la caduta al suolo di foglie in conseguenza della recisione operata a livello del picciolo.

Occorre, prioritariamente, monitorare le piante in precario stato vegetativo poiché sono le più esposte all’attacco del coleottero il quale, essendo termofilo ed eliofilo, preferisce disporsi sulla parte della chioma irradiata dal sole. L’adulto può contribuire a stressare
la pianta con severe defogliazioni ma la vera minaccia è rappresentata dalla larva che si sviluppa all’interno delle radici e del colletto compromettendo seriamente la funzionalità del sistema conduttore e di sostegno dell’albero. L’attività larvale, diversamente da quella degli adulti, è subdola manifestandosi con sintomi aspecifici di sofferenza radicale (emissione di gomma, appassimento fogliare, disseccamento di settori della chioma). Negli impianti colpiti, soprattutto quelli giovani, si nota una diffusa moria delle piante. Il capnode necessita di 1-2 anni per compiere una generazione, in dipendenza delle condizioni climatiche e dell’ospite vegetale.

1. Biologia Adulto

Gli accoppiamenti hanno luogo in primavera e l’ovideposizione si protrae fino a settembre. Ciascuna femmina può produrre oltre un migliaio di uova che vengono deposte sul colletto e, in larga parte, nel terreno circostante a pochi millimetri di profondità. Le larve neonate cercano di raggiungere una radice della pianta ospite dove penetrano e compiono l’intero ciclo larvale, scavando tortuose gallerie sottocorticali. I nuovi adulti emergono da fine luglio ad ottobre e si portano sulla chioma delle piante per alimentarsi prima di avviarsi allo svernamento. Nei nostri ambienti l’azione di nemici naturali è insufficiente a limitare efficacemente le popolazioni del buprestide il cui controllo è reso difficoltoso dalla scalarità di uscita degli adulti, dalla mancanza di dispositivi per il loro monitoraggio e dalla vita endofitica delle larve. Il miglior modo per controllare il capnode, quindi, è applicare diverse strategie, in integrazione, che tengano conto della situazione specifica del campo. Una corretta gestione agronomica, con riguardo soprattutto all’irrigazione (anche in postraccolta), può validamente contribuire alla protezione del frutteto, diminuendo la suscettibilità delle piante ed aumentandone la capacità di autodifesa (es. pronta emissione di gomme). Il mantenimento di un elevato tenore idrico (C.I.C.) nei primi 10-20 mm di terreno è in grado di abbassare significativamente la percentuale di schiusura delle uova e di ostacolare sensibilmente il movimento delle larvette sgusciate verso le radici. Per questo, agli impianti a goccia sono da preferire quelli a microirrigazione, che assicurano la bagnatura di una “fascia” di terreno lungo la fila. Preventivamente, è importante la rimozione e la rapida distruzione di alberi morti o fortemente infestati, soprattutto se adiacenti a giovani impianti verso cui i giovani adulti sfarfallati potrebbero riversarsi in massa.

I trattamenti insetticidi contro gli adulti in fase pre-riproduttiva (primavera) non sono risolutivi ma contribuiscono a contenere significativamente le infestazioni. In questa fase, infatti, gli adulti che hanno superato l’inverno e quelli appena sfarfallati hanno bisogno di nutrirsi abbondantemente per la maturazione sessuale e, quindi, possono assumere più insetticida per ingestione. Diverse sostanze attive sono efficaci contro il capnode ma attualmente l’unica registrata su albicocco contro questo insetto è lo spinosad, impiegabile anche in biologico. Interventi diretti contro gli adulti possono poi essere ripetuti in settembre-ottobre, contro quelli sfarfallati in estate, senza problemi di residui sui frutti, già raccolti.

La larva neonata alla ricerca dell'ospite è uno stadio molto vulnerabile su cui occorre intervenire. I trattamenti chimici sono poco efficaci mentre buoni risultati possono essere ottenuti con l’applicazione al suolo di nematodi entomoparassiti (es. Steinernema carpocapsae, S. feltiae, Heterorhabditis bacteriophora) e di funghi entomopatogeni (es. Beauveria bassiana, Metarhizium anisopliae). La distribuzione localizzata dei nematodi nel terreno alla base dei tronchi, nei periodi di massima schiusa delle uova (primavera e tarda estate), consente di parassitizzare le larvette in fase di penetrazione ma, anche, larve già nel legno, grazie alla discreta mobilità attiva dei nematodi.

Interessante è una sperimentazione condotta dall’Università di Bari con i funghi entomopatogeni (B. bassiana, M. anisopliae) contro gli adulti appena sfarfallati. Questi difficilmente riescono a volare e solitamente raggiungono gli apici delle piante arrampicandosi lungo i tronchi. La sistemazione a manicotto di fasce di poliestere impregnate di spore fungine intorno ai tronchi ha consentito l’infezione con i funghi degli insetti che tentavano di superare l’ostacolo.

 

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Notiziario tecnico n. 16 del 25 settembre 2012

Notiziario tecnico n.16 del 25 settembre 2012 a cura dell'AASD di Pantanello (MT) - ALSIA

Autore  Data 2012-10-11 Lingua  Italian Dimensioni 0 B Download 1414

 


Per ulteriori informazioni contattare i tecnici fitopatologi dell’ALSIA:
dott. Arturo Caponero (339.4082761)
dott. Michele Troiano (338.4244176) .

 

Ultima modifica ilGiovedì, 11 Ottobre 2012 21:36
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